• La morte…

    Mi ritrovai improvvisamente solo e circondato. È vero che erano dodici ragazze e donne che oramai conoscevo bene, ma le vedevo in viso, serio ed austero e mi preoccupavano non poco. Il silenzio regnava su tutti, ed anche il resto del gruppo era silenzioso come non mai. Pure il vento aveva smesso e gli insetti sembravano spariti. Le nuvole sopra di noi erano sempre più nere e speravo quasi cominciasse a piovere, giusto per far succedere qualche cosa di normale.

    Isabel si staccò dalle altre, mi si piazzo’ di fronte e disse “È giunto il momento, oggi é il tuo giorno, lascia che il rituale venga celebrato non distrarti e non andare via. Oggi é l’inizio della fine perché solo dalla cenere possiamo rinascere e tu rinascerai… tu sarai Big. Sei il predestinato, la prima volta dopo tanti anni che celebriamo questo rituale, io stessa ne ho sentito solo parlare, nelle tradizioni orali portate da mia nonna. Ora lasciati avvolgere dalla nostra aura e non aver paura, siamo con te ed in te”.

    Avevo seriamente paura anzi, ero terrorizzato ed impietrito, non riuscivo a muovermi.

    Isabel senza dire altro, mi diede un bacio sulle labbra, passionale ma senza sentimento, si spostò da me e pronuncio’ qualche parola in portoghese. Torno al suo posto, nel cerchio, e sussurrò qualcosa all’orecchio della ragazza alla sua sinistra.

    Era Baylis, il suo vero nome doveva essere Cristina se non ricordo male, soprannome dato dalla passione per il liquore omonimo. Si staccò anche lei dal gruppo, venne di fronte a me è mi diede un bacio sulle labbra come aveva fatto Isabel, solo che non pronuncio alcunché e se ne torno al suo posto sussurrando all’orecchio della sua vicina a sinistra. Si susseguirono tutte a far la stessa identica cosa, tranne per l’ultima, Lisa. Lei la dodicesima aveva un compito diverso.

    Si staccò dalle altre e di fronte a me, mi diede un bacio molto passionale dove le nostre lingue tornavano a salutarsi come molte volte avevano fatto in privato. Mi guardo fisso negli occhi e si spostò appena, Isabel comincio a pronunciare qualche cosa che non capivo. Aveva la voce molto alta ed ogni volta che pronunciava la stessa frase, mi sentivo un macigno sulla testa.

    Ero completamente frastornato. Mi sentivo la testa come una volta in cui stando fuori sotto il sole per tutto il giorno senza mangiare, presi un’insolazione e quasi svenni.

    Le frasi continuavano a ripetersi ed io capivo solo tre parole, energia, destruição, ressurreição, energia, distruzione, resurrezione.

    Lisa, davanti a me, non aveva espressioni, seria ed immobile ma…ma stava piangendo, le lacrime le sgorgavano bagnandole il viso. Perché piangeva non capivo.

    Ogni parola era sempre peggio stavo per accasciarmi dalla devastazione nella mia testa, non riuscivo a connettere i pensieri, non riuscivo neppure a stare in piedi. Cedetti al dolore e mi appoggiai con un ginocchio a terra, mi sentivo bagnato in viso e sul collo e toccandomi vidi sangue che probabilmente mi usciva dagli occhi e dalle orecchie.

    Davanti a me Lisa che mi parlava… non capivo quasi nulla, ma le poche parole udite che continuava a ripetere erano chiare ” alzati, non mollare ti prego”. Non si mosse di un millimetro, non ebbe espressioni, solo lacrime. Nessuno fiatava, nessuno faceva nulla. Cercai dentro di me tutte le forze che avevo ancora e mi risollevai mettendomi in piedi, facendo leva sul ginocchio che non toccava terra. In piedi, mentre perdevo sangue senza capirene il motivo, si fermò anche la formula pronunciata ripetutamente, il silenzio era ovunque, anche Isabel era ferma in silenzio. Cominciai a vedere delle ombre muoversi dietro di me ma appena girato non vedevo nessuno. ” quegli spiriti son venuti a prenderti, se la tua energia é oscura e forte ti circonderanno a vita senza mai riuscire a toccarti ed avranno paura, se sarai debole allora ti porteranno nell’oblio, ora Lisa tocca a te” disse la sacerdotessa del rituale. “Tu che hai amato ed hai condiviso la carne e lo spirito agisci ora, colpisci e rendilo debole, solo così potrai salvarlo od ucciderlo”prosegui Isabel. Lisa prese dalla tasca un coltello che sembrava quello di ricamino, e lo fece scattare.

    Continuando a piangere senza dire nulla si avvicinò a me. Oramai tenevo gli occhi socchiusi dal dolore e vedevo tutto rosso a causa del sangue. Avevo paura, vedevo quelle ombre nere avvicinarsi sempre di più a me.

    Appoggio la punta del coltello al mio fianco destro e delicatamente, quasi dolcemente lo fece penetrare fino in fondo. Il dolore era lancinante ma mi fece quasi riprendere coscenza. La vedevo più distinta e vedevo anche le altre undici, stavano tutte piangendo. Estrasse il coltello con un colpo secco ed un rivolo copioso di sangue comincio a sgorgare. Quelle anime inquiete si avvicinavano sempre di più. Mi usciva sangue anche dalla bocca, ne sentivo il sapore, credevo seriamente di essere sulla fine della vita ma poi, tutto ad un tratto, vidi quelle anime dannate prendere forma, le potevo distinguere, le potevo sentire e vedevo che stavano per attaccare il cerchio. ” ancora, devi farlo tre volte, sbrigati” disse Isabel e subito dopo mi sentii trafitto da quel coltello ancora ed ancora.

    Ora perdevo molto sangue e Lisa andò a chiudere il cerchio tenendo per mano le altre al suo fianco. I minuti passavano lentamente, quelle cose si muovevano all’interno del cerchio senza apparentemente poterne uscire. Il cerchio era una protezione per tutti, tranne che per me. Sempre più vicini, cominciarono a sfiorarmi. Due di loro mi si piazzarono davanti e presero a venire verso di me, come se mi volessero travolgere. Mi sentivo debole, molto debole ma allo stesso tempo non avevo paura di loro, anzi, mi sembrava di doverli affrontare e distruggere.

    Vedevo i volti dei presenti, preoccupati, li vedevano anche loro, vedevano quelle cose, ne son sicuro. Presero slancio e mi saltarono addosso ma al mio contatto, si distorsero in un urlo silenzioso. Immediatamente gli altri esseri cominciarono a distorcere il loro ghigno con un espressione di stupore,rabbia e paura. Poi svenni e non vidi più nulla.

  • Aspettando il rituale

    Lavoravo in un’azienda metalmeccanica con la mansione di carpentiere e saldatore di giorno e buttafuori di sera assieme ad alcuni dei lupi. Oramai la mia vita era come due facce di una medaglia ma più passava il tempo è più mi sembrava che quella “segreta” era la mia “vera vita”, dove ero più felice e più me stesso.

    Passarono i diciotto ed anche i diciannove anni e mi avvicinavo sempre più ad un lato oscuro che stavo scoprendo far parte del mio vero io. Mi avvicinai alla magia ed alla stregoneria, a “poteri” sovrannaturali, fantasmi e tutto ciò che potrebbe essere definito strano e malvagio, ma che in realtà di malvagio ne aveva ben poco. Era interessante leggere la storia di come cominciarono queste pratiche di come cambiarono nel tempo e più le leggevo più ne volevo leggere, più andavo avanti e più le volevo provare.

    Finalmente un giorno di primavera, caldo ma non troppo, con un bel sole, durante un raduno del gruppo arrivo’ Isabel.

    Erano già state trangugiate parecchie birre, la mia mente non era più troppo lucida e la mia bocca stava già straparlando. La vidi arrivare in una veste che poteva sembrare quello di Morticia Addams ma che, come per l’attrice, anziché spaventare sembrava renderla più affascinante.

    Si avvicino’ a me con una lentezza inesorabile, mi diede un bacio sulla guancia e prosegui verso Testa. Mentre stavano parlando le si avvicinò anche Lisa, sussurrò qualche cosa all’orecchio e si allontanarono verso un gruppo di ragazze.

    Sparirono dai miei occhi ma ero troppo brillo per dar peso alla cosa. La festa andò avanti. Provai a mangiare qualche cosa per minimizzare la mia parlantina senza però riuscirci. Guardai il cielo e mi accorsi che le nuvole stavano avanzando, nuvole nere che non promettevano niente di buono, anzi. E si che mi sembrava che poco prima ci fosse il sole, ma a volte il tempo cambia repentinamente. Si stava comunque bene, la festa andava avanti e si beveva e mangiava in allegria.

    All’improvviso calò il silenzio.

    Fu così repentino che mi ci volle qualche secondo ad accorgermi che ero l’unico a parlare e ridere. Si allontanarono tutti da me, senza sorridere, senza dire nulla, mi stavano facendo paura.

    Isabel, Lisa ed altre dieci ragazze vennero verso di me, mi circondano e si presero per mano. Tutti gli altri erano distanti almeno un paio di metri da loro in una sorta di cerchio di protezione.

    E li comincio tutto, la vera storia, la vera scoperta, la vera iniziazione. Mi aveva avvertito Isabel che avrei capito col tempo, ma non pensavo a nulla del genere, era così pazzesco che a volte ripensandoci, penso ancora adesso che in realtà non era successo nulla, ma purtroppo non é cosi.

    Avevo paura.

    Il vero rituale iniziò e la mia vita cambio per sempre.

  • L’attesa…

    Passarono i giorni, le settimane ed anche i mesi. La mia “relazione con Lisa finì in modo talmente strano che poteva essere solo la giusta conseguenza dell’inizio.

    Ci lasciammo senza pianti, senza rotture, semplicemente decidemmo assieme che avevamo esaurito la passione forte. Lei che mi aveva preso per mano e mi aveva fatto scoprire tutto, dal sesso ad una vita segreta, mi aveva fatto diventare uomo e per molti versi mi aveva proprio accompagnato per mano nel mio percorso di maturazione.

    Restammo comunque più che amici, ogni tanto ci scappava un bacio od una serata di fuoco, ma fine a se stessa. Quando mi disse che la nostra storia era finita, me lo disse come se avesse assolto al suo compito e forse a più di uno. Mi sentivo come un bimbo che è stato svezzato e probabilmente era davvero così. Ora facevo parte dei lupi, eravamo una famiglia, una grande famiglia ma sapevo che il bello doveva ancora venire.

    Diventai grande, cominciai ad allenarmi e ogni settimana che passava diventavo più grosso, più muscoloso, più forte. Sembrava quasi innaturale la velocità di crescita e forse lo era. Mi allenavo con i lupi, nella stessa palestra ed appena compiuti i miei diciotto anni mi invitarono a vedere i loro allenamenti speciali che per me erano più dei combattimenti.

    Ridevano e scherzavano mentre se ne davano di santa ragione ma sembrava tutto cosi normale che ogni volta che scoprivo qualche cosa di “strano” era come vedere un film per la seconda o terza volta.

    Nella mia vita normale mi diplomai e cominciai a lavorare, a volte mi frequentavo con qualche ragazza che, dato il mio cambiamento mi notava dove qualche tempo prima passavo inosservato ma il tutto era sempre destinato ad essere un fuoco fatuo. Non parlavo con nessuno dei lupi e restavo sempre un po’ fuori da quello che era lo standard dei miei coetanei, avevo un alone di mistero ed oscurità intorno a me, non voluto, ma in fondo piacevole. Mentre tutto scorreva tranquillo nella mia facciata sul mondo, nella mia vita segreta andavo in palestra ed uscivo con i lupi quasi tutti i giorni. Ma una cosa mancava sempre, Isabel.

    Mi mancava in un modo strano, non riuscivo a comprenderlo ma ero in attesa che mi chiamasse e non vedevo l’ora.

  • Il primo viaggio astrale

    Passarono i giorni e con Lisa ci vedemmo spesso, con i Lupi anche, ma di Isabel più nulla. Con la mia “fidanzata” stava andando tutto benissimo, ci vedevamo, facevamo l’amore quasi ogni volta ed ogni volta era una cosa splendida. Con i lupi ci si trovava per i raduni, feste e riunioni, oramai era diventata la mia normalità, se così si può definire.

    Ma la notte era diversa e non solo quella lo era. Ogni sera mentre chiudevo gli occhi, vedevo cose strane e ne sognavo di peggio. Quando andava bene avevo solo “premonizioni” per il giorno successivo o quello dopo, quando andava male, sognavo strani animali o spiriti malvagi, oscuri che cercavano di prendermi ed non farmi assolvere al mio compito ed io non sapevo nemmeno quale.

    Passai molto tempo in questo limbo, tra felicità e preoccupazioni ed a volte paura.

    Parecchi mesi passarono ma un giorno cambio’ qualche cosa. Mi ritrovai in pieno giorno mentre ero ad un raduno dei lupi, stavo ridendo e scherzando con quelli che erano oramai la mia famiglia, quando la mia mente partì in un altro luogo. Mi vedevo da fuori come se il mio spirito uscisse dal corpo e camminava per andare altrove. Vedevo e sentivo perfettamente gli altri intorno al mio corpo che parlavano di un viaggio astrale, e sorridevano in modo affettuoso a quel che sembrava la mia statua. Camminai in quello strano modo come attirato da una forza ignota e più camminavo, più smettevo di sentire i Lupi parlare e sentivo una voce femminile pronunciare qualche cosa in latino… Isabel.

    Era la nostra strega che mi stava chiamando a se. Dopo quasi due anni in cui era sparita, si rifaceva viva in quel modo, pazzesco. Il nuovo io entrò in una stanza a decine di chilometri di distanza, percorsi in qualche istante, attraversai le pareti ed arrivai al suo cospetto. Isabel si girò velocemente e con un sorriso mi disse “non si bussa più prima di entrare, caro Big? “. Mi vedeva come se fossi lì in carne ed ossa, era veramente una strega, “ma non sono nel mio corpo, come faccio a bussare, neanche so come son arrivato qui, anzi lo so… sei stata tu”, replicai.

    La stanza era nuova per me, sembrava una baita di montagna, tutta in legno con un caminetto acceso, nonostante fossimo ampiamente fuori stagione. Sul caminetto alcune candele di vario colore ed alcune foto. Vedevo un tavolo rotondo in legno con cinque sedie attorno e nient’altro in quella stanza che sembrava spoglia ma completa così com’era.

    “Esatto, ma io posso fare molto di più, hai fatto sogni strani ultimamente, certo che si, stai capendo, stai entrando in questo mondo. Tra poco sarai pronto” disse, “ora come promesso fammi una domanda e vedrò se posso risponderti”. Avevo pensato spesso alla domanda da fare ed ora che ero lì davanti non la ricordavo, buio completo. “Cosa dovrò fare? quale sarà il mio compito” chiesi. Era l’unica cosa che mi era arrivata alla bocca.

    Isabel si sedette su una sedia del tavolo tondo che si trovava in mezzo alla stanza e disse dopo un sospiro “il tuo destino é intenso, le lotte e le battaglie che dovrai affrontare sono molte e ci saranno perdite a te care, resterete in pochi e solo voi porterete avanti la lotta, ma grazie a te c’è la farete, tu non sei di questo mondo, la tua energia é rimasta intrappolata per troppo tempo e per troppi cicli, é giunto il momento di risvegliata. I tuoi sogni, non sconfiggerli, non combatterli, l’oscurità è dentro di te, tu sei l’oscurità e nessuno spirito si avvicinera a te, avranno paura di te”. “Isabel, non ci ho capito nulla, puoi spiegarti meglio” risposi. Si alzò lentamente e cammino verso di me, prese il viso tra le mani ed appoggio le sue labbra alle mie. Mi sembrava di essere nel film Gost, dove alla fine, lo spirito veniva baciato dalla sua fidanzata. Non so come potesse farlo, ero solo una copia astrale ma riuscii a sentire il suo calore e le sue labbra morbide. “Ora torna indietro, ci rivedremo presto” e con queste parole mi salutò.

    In un attimo mi sentii trascinato all’indietro come se mi avessero attaccato un verricello alla cinta posteriore e avessero azionato il recupero del cavo veloce. Ero di nuovo nel mio corpo e feci un respiro tanto profondo da prendere tutta l’aria che potevo. Attorno a me stavano arrivando tutti. “Come è andata la prima volta” mi chiese Testa, “Bene, direi, credo” risposi io ancora stordito, poi mi avvicinai a Lisa e le dissi “Mi ha baciato, scusa” e lei sorridendo “va bene cosi, capirai che va molto bene cosi”.

  • Isabel

    La stanza era grande, con due poltrone separate frontalmente da un tavolino dello stesso stile della porta, nessuna finestra era presente e nessuna presa d’aria si intravedeva. Alle pareti gli stessi disegni che si vedevano nell’entrata e sul pavimento un enorme tappeto che copiava fedelmente il ciondolo di Isabel. Sul soffitto un lampadario che sembrava antico a lunghi bracci,che finivano con una copertura in vetro a forma di fiamma. Mi ricordava vagamente le fiammelle di vetro che son sulle lapidi dei cimiteri, ma queste emettevano una luce molto forte e dalla tonalità molto calda, come il fuoco. L’unico mobilio presente nella stanza, un grosso armadio squadrato in legno, con vetri colorati sulle ante che fungeva da libreria ed uno scrittoio intonato con un cofanetto sopra, anch’esso in legno intarsiato ed un telefono che sembrava quello che avevo visto a casa di Lisa.

    Mi sedetti obbligatoriamente di fronte a lei ed il gatto, improvvisamente destatosi dal suo torpore, prese a passarmi tra le gambe ed io lo accarezzai.

    “Cagliostro, piace anche a te il nostro nuovo amico?” disse Isabel. “So che hai tante domande ed a tempo debito ti arriveranno le risposte, ora non devi parlare ma solo ascoltare” disse e proseguì ” Tu ora sei Big e sei entrato a far parte dei Lupi, non pensare siano solo motociclisti, anzi, son molto di più. Lo scoprirai tuo malgrado negli anni. Io son la vostra protettrice, uso la magia brasiliana che mi é stata tramandata di generazione in generazione per aiutarvi e proteggervi. Avremo altri incontri io e te, hai qualche cosa che neppure io riesco a capire, ma sei predestinato a ciò che succederà”.

    Mi sentivo protetto e tranquillo in sua presenza, a mio agio nonostante quello che mi aveva detto. Mi parlava di magia e mi sembrava la cosa più normale del mondo, come parlare di sport o di donne con un vecchio amico davanti ad un gin tonic.

    “Lui é Cagliostro, come avrai capito, ed é il mio famiglio. Tu sarai legato a tutto questo ed a me, così é ora, così sarà in futuro così é stato in passato. Ogni ciclo é stato ciò che sarà ed ogni ciclo sarà ciò che è stato. ”

    Stavo per interrompere il suo discorso quando si alzò all’improvviso. Il gatto corse subito verso di lei. Andò verso la libreria e ne estrasse un enorme volume coperto in pelle scura. Sulla superficie, in rilevo, quello che sembravano occhi. Lo appoggio’ allo scrittoio ed aprì il cofanetto estraendone un oggetto. Lo chiuse stretto nella mano e recito’ qualche cosa che sembrava latino. Il suo accento brasiliano si faceva più marcato e nella stanza sembrava si fosse acceso un camino dal caldo che sentivo, cominciavo a sudare.

    Torno’ a sedersi e ricomincio’ a parlare. ” Questo è il primo di molti anelli che dovrai portare, ho riposto in lui energia e protezione. Col tempo capirai cosa ti sto dicendo ora, col tempo sarai ciò che devi. Ora tieni la tua bocca chiusa e vai, si sta facendo tardi. La prossima volta risponderò ad una tua domanda.” Mi porse l’anello è senza accorgermi di come, mi ritrovai fuori dalla casetta.

    Li fuori ad aspettarmi Lisa, con un bellissimo sorriso addosso. “É tardi” disse, “la giornata oramai é finita ma son contenta di come andata con lady Isabel”. “E tu cosa ne sai, son appena uscito, neanche vi siete viste” risposi.

    Ed oramai come di consueto, mi rispose con un sorriso.

  • L’appuntamento

    Tenendomi stretto per mano mi portò ad una cinquantina di metri dalla piazza dove sorgeva un piccolo capanno in muratura che sembrava un ripostiglio per gli attrezzi, fin troppo grande per quella funzione in realtà. Tutt’attorno il nulla, nessuna recinzione, nessuna struttura, niente di niente… tranne per un dettaglio. In lontananza, ma neanche troppo, scorgevo dei bastoni con in cima un qualche qualche cosa che sembrava un animale intagliato. Strizzando gli occhi, mentre Lisa mi strattonava, mi sembrava di vedere che sui due bastoni che vedevo, vi erano due figure diverse. Mi guardai attorno, cercando di recepire più dettagli possibili.

    Ultimamente mi capitava spesso di avere attenzioni particolari a cose a cui nessuno da importanza, ma non ci facevo caso.

    Mi sembrava di scorgere abbastanza equidistanti tra loro e dal fabbricato, cinque bastoni.

    Arrivammo davanti alla porta, vecchia ed in legno oramai consumato dalla pioggia, umidità ed animali, e restammo immobili senza bussare. Il tempo sembrava essersi fermato. Chiesi perché non entravamo o bussavamo dato che ci stava aspettando ma come al solito non ricevetti risposta. Ad un tratto, dall’interno della porta, una voce calda ed avvolgente, che sembrava quella di una donna che sta aspettando il suo amato ed é già pronta ad accoglierlo tra le sue braccia e non solo, disse, “entra pure, ti stavo aspettando Big”. Per nulla sorpreso stavolta, stavo aspettando che Lisa entrasse per seguirla, ma si spostò da una parte per farmi passare, entrai per primo aspettando che arrivasse anche lei ma invece richiuse alle mie spalle.

    Con aria perplessa mi girai verso la stanza, pensando di trovare qualcuno li ad aspettarmi data la dimensione modesta dell’esterno e mi accorsi che la casetta sembrava grandissima. Mi sembrava di essere in un cartone animato, dove aprendo una porta installata in mezzo al nulla, si scopriva un mondo fantascentifico, come una porta dimensionale.

    Entrai in quell’ingresso dove si trovava solo una porta. Mentre percorrevo quei pochi metri che ci separavano, la mia mente era distratta a notare la carta da parati rosso scuro che circondava tutto, compreso il soffitto. il pavimento sembrava un ciottolato romano ed alle pareti, a spezzare quel colore così intenso, dei bizzarri disegni raffiguranti animali stilizzati.

    Quei passi sembravano non terminare mai, a prima vista sembrava di doverne fare sei o sette ma ora mi sembrava di averne fatti più di quindici. Mi girai a vedere dove era la porta di ingresso ed era sparita. Per un momento pensai di essere in una casa del lunapark dove senza accorgermene mi avevano cambiato l’interno e dove io stavo camminando su un tapis roulant. Poi, finalmente, arrivai alla porta in fondo e strizzai due volte gli occhi in quanto solo ora notai che era bella, sembrava in legno massello con un disegno spettacolare, completamente e finemente intagliata con una fantasia che sembrava dantesca. Bussai e non sentendo nulla, entrai.

    La vidi li seduta in fondo, su una poltrona grande in velluto nero e sulle gambe a fare le fusa, un bellissimo gatto nero con gli occhi gialli come il sole. “Vieni e siediti, io sono Isabel, son la protettrice dei lupi”. Mentre pronunciava quelle parole, la guardai, la osservai. Una donna sui quaranta circa con un accento vagamente brasiliano. Una bella donna dai lineamenti fini e un abbigliamento scuro ed aderente, un vestitino a maniche lunghe a collo alto e gonna corta. Un paio di anfibi a gambale corto per finire. I capelli corti e lisci, anch’essi neri come la notte. Solo un ciondolo grande quanto la mia mano, dava un pizzico di colore. Un grande acchiappasogni con un pentagramma all’interno e sulle punte la raffigurazione di cinque animali differenti. Al centro di quel pentagono, una gemma che sembrava un enorme rubino.

  • L’ingresso nella “famiglia”

    Ero emozionato, agitato, incredulo, felice, insomma, era un insieme di emozioni incredibili. Per qualche motivo mi sentivo a casa in mezzo a quella gente è loro mi volevano nella loro “famiglia”.

    Me ne rimasi sul palco, assistito da Sara per lo scrutinio dei nomi per creare il tribunale composto da tre giudici che avrebbero deciso i verdetti di molte dispute. Misero un tabellone di plastica lucida, di quelli che si usano anche nelle classi di scuola, da usarsi con i pennarelli specifici, e Sara da brava valletta, segnava tutto ciò che le dicevo. Vinsero quasi all’unisono tre nomi, Mustang, Serbo e Zanna. Salirono sul palco e vidi che erano tra i più anziani del gruppo. I loro soprannomi, mi venne spiegato, furono dati sempre con un motivo…Serbo era di originario appunto della Serbia ed essendo la sua terra, gli mancava parecchio. Mustang, aveva un allevamento dei famosi cavalli che diedero anche il nome alla muscle car, e Zanna lo chiamarono così per il fatto che durante una rissa, si spezzo’ uno dei due canini mordendo l’avversario sulla testa.

    Seguì la votazione per alzata di mano per allearsi con i Tunders, un gruppo in difficoltà che voleva sfruttare la nostra fama per diventare più protetti e più temuti. Ovviamente votarono tutti contro, ma i giudici, entrati subito nella nuova veste, fecero una proposta, invece di allearsi, avrebbero creato un patto tra i gruppi in cui anche i più deboli sarebbero stati salvaguardati. La decisione di votata da tutti con un frastuono colossale.

    Finite le incombenze “burocratiche” poteva cominciare la festa. Arrivarono con un furgoncino che sembrava quello che si trova fuori dalle discoteche, sempre pieno di gente che in fame chimica cerca ristoro prima di andare a dormire. Distribuivano panini e birra come se piovesse, ed io me ne mangiai due bevendo anziché birra della semplice acqua. Ero sempre con qualche membro che si complimentava con me per essere entrato nella “famiglia”, raccontandomi aneddoti sui loro soprannomi e su risse fatte in giro. Ero felice, ma mi mancava la mia Lisa. Arrivarono due ragazze, di circa venticinque anni e mi diedero un bacio a testa sulla guance e poi dandomi la mano mi dissero “seguici”. Non potevo far altro che seguirle nell’indifferenza di tutti. Mi portarono ad una delle case, e mi lasciarono li dicendomi di aspettare. Mentre si allontanavano guardavo quanto erano diverse tra loro, una in pantaloncini jeans cortissimi come la famosa Daisy del telefilm hazzard, l’altra con pantaloni lunghi ed ultra attillati di licra. Entrambe con l’immancabile teschio sulla schiena e stivali texani.

    Una voce alle mie spalle mi fece spaventare. “Che fai guardi il culo delle altre? “. Mi girai di scatto ed arrossii tantissimo, era Lisa che mi aveva beccato in fragrante. “Mi dispiace non v…” e mi zittì con il suo dito indice sulle labbra. “E’ normale, se fossi un uomo le guarderei anche io, e le guardo anche da donna… proprio dei bei culetti, ora andiamo”. La seguii senza fiatare, sentendomi in colpa.

    Mi porto’ dentro una delle abitazioni e comincio a raccontarmi che quel complesso di abitazioni era disabitato da anni, lo aveva trovato lei per caso è lo usavano per i raduni “ufficiali”. La casa dentro era spoglia di tutto, senza mobili od altro, ed a quanto pare venivano tenute solo come copertura della piazza, così che nessuno vedesse cosa succedeva all’interno.

    A suo dire, tutte le case erano così, undici case per la precisione. Improvvisamente il suo sorriso si spense e mi disse ” vieni, dobbiamo vedere una persona, ci aspetta”. Chiesi come mai ci aspetta sempre qualcuno, siamo sempre in ritardo o con un appuntamento ma non ricevetti risposta come molte altre volte.

  • Il discorso di Testa…

    Arrivammo a metà mattina circa in uno spiazzo enorme al centro di un paese particolarmente piccolo. Il viaggio era stato lungo,  anche se per certi versi piacevole.  Sara era una bella ragazza e stando seduto dietro di lei mi arrivava il suo profumo dolce che ricordava lo zucchero filato rimandando la mia mente alle fiere di paese dove i banchetti ne distribuiscono a tonnellate.

    Era assolutamente sproporzionata la differenza tra il numero di abitazioni, che saranno state non più di una decina, e la dimensione di quella piazza. Appena sceso, mi allungai il corpo cercando di perdere quell’intorpidimento creato dalle vibrazioni di quella moto fin troppo grossa per una ragazza così esile. Mentre finivano di parcheggiare i bolidi e fermare quel rombo pazzesco, mi guardai in giro. Mai visto un paese così. Le abitazioni, tutte uguali, sembravano disporsi in modo geometrico tutt’attorno. Anche i loro colori erano alternati in modo preciso. Al centro trovava posto un palco in legno e tutt’attorno panche e tavoli. Sembrava la preparazione di una festa della Birra di molti paesi che conoscevo. Stavo li, assorto nell’osservare tutto ciò che mi circondava quando sentii una pacca molto energica sulla mia schiena, talmente energica che se fossi stato più esile, mi avrebbe fatto sputare sicuramente almeno un polmone.

    “Ragazzo finalmente sei arrivato”. Quel vocione che veniva da Testa era caldo e rassicurante. Al suo fianco, come sempre, i suoi aiutanti e tutti immancabilmente col loro simbolo sulla schiena. “Vieni dai, ti stanno aspettando tutti”. ” Ma Lisa non c’è?” chiesi io senza pensare. Lo sguardo di Testa era serio e profondo, e sembrava di guardare negli occhi un leone che sta aspettando di attaccarti, anzi un lupo.

    Esplose in una fragorosa risata, mi diede un altra pacca sulla spalla e disse “dopo piccoletto, ora andiamo”. Mi fece sedere ai piedi del palco e lui accanto a me. Mi girai e vidi una distesa di uomini e donne che ridevano e scherzavano, giocavano nervosasamente con i loro anelli, tirapugni e coltelli vari e sembravano aspettare la notizia del secolo. Cercavo di ascoltare tutto quello che potevo recepire, così forse avrei potuto capirci qualcosa. Mentre ero ancora girato, sentii “Ciao a tutti”. Quella voce veniva dal palco, mi girai e vidi una figura sul palco, Sara.

    “Benvenuti, oggi é una giornata speciale per tutti noi. Purtroppo non ci siamo tutti ma era prevedibile, riporteremo agli altri Lupi ciò che diremo. Come vi aveva già avvertito Testa, oggi faremo tre cose…la prima è eleggere il tribunale per le bande, tutti i boss, all’unanimità, hanno chiesto che fossero scelti tre di noi, dei Lupi, noi storici ed immortali e fino a che ne resterà uno al mondo il piano proseguirà. La seconda è chiarire il punto con i Tunders, in molti di loro chiedono di coalizzarci ma la scelta spetta solo a noi, quindi voteremo per alzata di mano se restare solitari o allearci. La terza, ma non per importanza, é dare il benvenuto a Big, nuovo membro del nostro gruppo, il più giovane mai entrato. fate un applauso a Testa che lo accoglierà tra i Lupi. ”

    Alle parole di Sara, segui un incessante rumore di battito di mani che sembrava non finire più. Mi guardavo intorno per capire chi fosse questo nuovo adepto, se così si può chiamare, ma non vedevo nessuno. Di solito quando capitano questi avvenimenti, tutti od in buona parte, si girano verso la persona interessata, qui invece no, erano tutti nella direzione del loro capo.

    Testa sali sul palco e comincio a parlare. Nel frattempo cominciarono a distribuire qualche cosa, ma non vedevo cosa. “Vi stiamo dando dei biglietti dove scrivere i tre nomi necessari, sapete già quanto é importante quindi niente cazzi disegnati per favore, quando avrete finito, Big scrutinera’ i biglietti e vedremo chi salta fuori. Big comincia a salire che ti presento ufficialmente”. Restavo in attesa di vedere questo personaggio ma non andava nessuno…più passava il tempo è più non capivo, mi guardavo attorno e nessuno si alzava, neppure si muoveva. All’improvviso, mi diede una spinta Fossa e mi disse “ma ti sbrighi a salire” mi mise una mano sulla testa e mi fece salire a fianco del capo.

    Ero un enorme punto di domanda in volto, tanto che mi arrivò un’altra pacca amichevole sulla schiena che sorti un ottimo effetto di ripresa. “Big, ti diamo il benvenuto tra i Lupi. Anche tu, solitario ed oscuro come tutti noi, fai ora parte di questa famiglia che ti darà protezione e te la chiederà a sua volta. Da oggi, noi saremo te e tu noi. In pochi hanno questo onore, in pochi ne son degni ed ancora meno hanno le caratteristiche necessarie, tu le hai anche se non lo sai ancora. Benvenuto Big il più giovane dei Lupi.

  • Aspettando di rivederci

    Passarono i giorni, Lisa mi chiamava sempre, ogni sera, ma era sempre impegnata. Io costretto ad aspettare che lei potesse esserci per me. Ero triste, mi sembrava di aver fatto qualche cosa che non dovevo, di aver combinato qualche cosa che l’aveva fatta allontanare. E la mia mente, piano piano si stava incupendo, cercando di ripercorrere ogni momento passato assieme, cercando di vedere l’errore che l’aveva fatta scappare od almeno allontanare. Non lo trovavo.

    Od almeno non trovavo niente che non facesse parte di me, nulla di più di ciò che ero quando mi aveva conosciuto. E cominciai a lasciare queste storie ed a pensare a tutto ciò che mi turbava. I suoi occhi ad esempio, che sembrava avessero cambiato colore più volte, ma non una variazione in base alla luce del sole, ma un cambio drastico… da marrone a verde, da verde ad azzurro e poi ancora marrone. Ed anche volendo pensare che fossero lenti colorate, quando aveva avuto il tempo di togliersele o mettersele e trasformare da azzurro a marrone mentre eravamo nel casale. Inoltre, addirittura farmi conoscere il padre e tutta la sua comitiva perché ” ho qualche cosa di speciale”. E che cosa poteva mai essere per prendere un adolescente e buttarlo in mezzo a quella gente.

    Anche tutte le volte che lei riusciva sorprendentemente a leggere la mia mente, i miei pensieri. Era capitato più volte del dovuto a mio parere, mi aveva detto di non essere una strega, ma io alla magia in fondo ci credevo un po’.

    Tutti questi pensieri non mi davano tregua, ed i sogni erano anche peggio, mi sembrava di sognare in anticipo cose che sarebbero successe il giorno od i giorni successivi. All’inizio era divertente, ma poi comincio’ a spaventarmi un poco. Andavo a scuola come un automa, parlavo poco e mi relazionavo ancora meno, ero diventato solitario e taciturno. I compagni mi davano fastidio, mi sentivo diverso da loro, molto diverso. E non perché io avevo fatto l’amore con una splendida donna, ma dentro di me cresceva quest’idea. Cominciai a pensare che le parole di Lisa è di Testa mi avessero in qualche modo convinto che ero speciale senza in realtà esserlo.

    Una mattina come tante, assorto nei miei soliti pensieri, mentre aspetto seduto scomposto sulla panchina della fermata autobus, sentii un rumore assordante. Non solo io in realtà (e per fortuna) e nel giro di pochi istanti, quel rumore divenne più forte fino a diventare assordante. Passarono i secondi e ci guardammo tutti attorno per capire da dove proveniva quel frastuono, addirittura mi ritrovai a guardare il cielo alla ricerca di un elicottero a bassissima quota, ma nulla. Ad un tratto, in lontananza si videro spuntare delle moto. Non erano le solite sei o sette dei gruppetti di amici, no, erano più di cinquanta. Riempivano la strada su entrambe le corsie costringendo gli automobilisti ad accostare per farli passare. Sembrava di vedere scene da film, una distesa del genere non poteva essere possibile.

    Scoperto la provenienza del frastuono che disturbava i residenti della zona, decidetti di godermi la sfilata di quelle bellezze su ruote, in fondo adoravo le moto fin da piccolo. Arrivati vicini a noi, in un tempo che sembrava non passare mai, rallentarono sempre più fino a fermarsi a pochissimi metri.

    Scese una donna, si tolse il casco, integrale e con la visiera oscurata, e lascio i lunghi capelli rossi liberi di muoversi. Mentre camminava verso di noi, lentamente e sculettando vistosamente avvolta dai suoi pantaloni in pelle nera, potevo notare sul suo gilet la scritta “I Lupi”. Non l’avevo mai vista prima ma a quanto pare faceva parte delle amicizie della mia Lisa. Venne diretta da me, come se mi conoscesse e mi disse” Ciao, sono Sara, siamo venuti a prenderti, sali pure dietro di me”. Rimasi senza parole e poi annuii con la testa senza proferir parola. Gli altri miei “amici” mi guardavano con una sorta di stupore e ammirazione per poter conoscere un gruppo di motociclisti ed addirittura salire con loro anzi, con lei. Partimmo per il nostro appuntamento e dopo più di due ore arrivammo a destinazione.

  • Domande…

    Tutto era così strano, non riuscivo a legare gli eventi. Alla fine, ero solo un adolescente in pieno picco ormonale. Arrivammo vicino alla città e Lisa decise di fermarsi in un parcheggio molto poco frequentato, era ancora presto per dover tornare a casa, in realtà era presto anche per andare a pranzo.

    Avevo un’infinità di domande da fare a cui non riuscivo a dare nessuna risposta plausibile. Ma ora, li fermi su quel furgone, era la mia occasione per capire. “Lisa” dissi, “cosa sta succedendo, non ci sto capendo più nulla”. Avrei voluto proseguire con altre mille domande, ma prima dovevo avere una risposta a questo. Mi prese la mano e ci accomodammo su quel divanetto in velluto rosa che trovava posto sul fondo del furgone. Davanti a noi un tavolino a scomparsa e sotto un mobiletto che probabilmente era un frigorifero in miniatura. Si sedette sensualmente sopra le mie gambe e mi diede un caldo bacio, poi comincio a dirmi. “Non posso dirti molto ma una parte é giusto che la conosci. Ti ho portato a conoscere mio padre perché tu sei parte di tutto, in te ho visto qualche cosa di speciale che ti dirò più avanti se non lo capirai da solo. Anche mio padre se n’è accorto ed é per questo che gli resti simpatico e te ne sei sicuramente accorto. Sai che mi piaci e questo è per vari motivi, tra qualche anno capirai, sei predestinato a far parte del piano, Il Grande Piano”.

    Dopo quelle parole capivo ancora meno, ma lei sapeva benissimo come distogliere la mia attenzione, in modo fin troppo facile direi. E cosi consumammo il nostro rapporto li su quel divanetto, io come sempre perso con la mente nel mio oramai fantastico mondo dove ero solo con la mia Lisa.

    Già il mio fantastico mondo dove la mia Lisa era bellissima ed estremamente Donna, probabilmente ricca, dato che aveva più case e molti mezzi di trasporto, probabilmente parecchio costosi, imprenditrice e modella, con il padre che non le somigliava in nulla, forse solo negli occhi marroni. Un energumeno a capo di una banda di motociclisti che andavano in giro a fare chissà che danni contro altri gruppi, da quello che sapevo. Ma un attimo, come occhi marroni, ma stamattina Lei non aveva gli occhi azzurri? La mia testa scoppiava, non riusciva a districarsi da quel casino di pensieri.

    Poco importava in quel momento, i pensieri scorrevano in un attimo e giusto per un attimo si rincorrevano. Ero lì con lei, dopo aver fatto l’amore in un modo che non potevo neppure sognare e come sempre il tempo era volato ed io dovevo tornare a casa. Come al solito con la promessa di sentirci tutti i giorni, ci salutammo e partii per il rientro.

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